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La “schedatura” degli alunni richiesta dall’INVALSI

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Ho corretto i test INVALSI, ma, tralasciando le polemiche annose che si sollevano periodicamente, mi sono fermata a riflettere sulla “schedatura” degli alunni. Quest’anno, infatti, oltre alla diagnosi di DSA, ci veniva richiesto di segnalare anche i BES.

Problema n. 1: nel menù a tendina si poteva scegliere tra disabile, Bes e “solo DSA”. Ora, tra gli alunni che seguo, pochissimi sono “solo DSA”, la maggior parte, invece, risulta DSA con altri “problemucci” che non sto qui a specificare, ma che risultano essere molto più complessi della dislessia; tuttavia questi ragazzi non rientrano nell’ambito della disabilità, non hanno diritto all’insegnante di sostegno, né ad obiettivi semplificati. Eppure per l’INVALSI saranno “solo DSA”.

Problema n. 2: chi decide chi è BES?

Risposta semplice per il Ministero: il Consiglio di Classe. Il suddetto Consiglio deve, quindi, progettare interventi, strumenti, strategie per avviare e promuovere un percorso individualizzato, redigendo un PDP.

Domanda: il ragazzino che deve spesso recarsi in bagno, è affetto da allergie per cui  è stato necessario sostituire la lavagna d’ardesia con una bianca-lucida, in attesa di una Lim disponibile, è da considerarsi BES? Per lui, in effetti, abbiamo predisposto strumenti specifici.

La ragazzina i cui genitori si stanno separando con accessi di violenza, vive ovviamente in una condizione di disagio: devo considerarla BES? E Antonio che si è da poco trasferito in questa scuola provenendo da un’altra regione? E Cristian che in tribunale ha dovuto scegliere con quale genitore vivere? E Carla a cui è appena morta la nonna, cui era tanto affezionata? E Martina che è così timida che non direbbe mai una parola e che quindi bisogna cercare di incoraggiare costantemente, facendole esprimere ogni tanto qualche parere, ma con l’attenzione al momento e al contenuto giusto? E Giovanni, in crisi perché per la prima volta si è davvero innamorato ed ha provato la sua prima cocente delusione d’amore? E Maria la cui famiglia vive un periodo di difficoltà economiche ma non vuole farlo sapere? E Samira, che inizia ad essere consapevole della sua doppia appartenenza nazionale e vive tra il rimpianto del suo paese d’origine e l’orgoglio di possedere anche un’altra cultura e un’altra lingua, mentre sente profonda  vicinanza alla cultura dell’Italia, ma sa che sarà difficile diventare cittadina di questo paese? E Marco, che ha una malattia progressiva ma non vuole essere per questo considerato diverso, perciò si impegna al massimo, risulta simpatico a tutti e riesce meglio di tanti altri compagni? E Alessio, che studia sempre, ma si muove così goffamente e stenta tanto a stringere amicizia con i compagni? E Mara, che fa tante, troppe assenze, per cui saremo costretti ad avvertire i servizi sociali? E Matteo, la cui madre è in ospedale? Bisognerà trovare le parole adatte per essergli vicini con sensibilità, senza intristirlo, ma incoraggiandolo, disponibili a cogliere ogni indizio di dialogo che volesse intavolare con noi. Ma anche Mara ha bisogno di attenzioni: non riusciamo a farla confidare e a capire perché compia tante assenze. Per Alessio devo trovar il tempo di organizzare in classe dei giochi cooperativi in modo da aiutarlo. Con uno stratagemma, Marco ha accettato una verifica scritta con caratteri molto più grandi e si è rassicurato perché era proprio identica a quella di altri suoi compagni, solo che la stampante… Samira va contenuta nei suoi interventi fiume ma, dato che ha un gran bisogno di confrontarsi ed è più matura rispetto ai suoi compagni, cercherò di creare delle occasioni per parlarle al di fuori del mio orario, ma senza interferire con quello dei colleghi…

Bene: i nomi naturalmente sono inventati, ma le problematiche descritte sono alcune tra le tante che quotidianamente vanno affrontate in classe.

Chi è, dunque, un BES? Un’altra sigla da inserire nella maschera (mai polisemia fu più azzeccata!) per la correzione delle prove INVALSI?

Bisogno Educativo Speciale: non sono forse tutti speciali i ragazzi che ci vengono affidati?

Davvero il Ministero crede che l’inclusione si realizzi a colpi di PDP, costringendo i coordinatori di classe a impiegare tempo ed energie in formali piani  di lavoro redatti a nome del Consiglio? Sì, a nome del Consiglio e non dal Consiglio. Quest’anno ho impiegato circa 10 ore per redigere il PDP di un alunno DSA, in quanto raccogliere le informazioni tra i colleghi è un lavoro dispendioso in termini di tempo e i colleghi stessi non sarebbero disponibili a partecipare a Consigli aggiuntivi, considerando che in ogni classe sono presenti in media 2 alunni con DSA. Se l’anno prossimo dovrò redigere 3 o 4 PDP, oltre alle consuete programmazioni, quanto tempo dovrò sottrarre ad altre mansioni didattiche? Insomma, mi sembra che con quest’ultima circolare il Ministero abbia voluto ancora una volta rattoppare una giacca ormai logora e sdrucita, invece di fornire almeno la stoffa per cucirne una nuova. Si continua, così, a parcellizzare le conoscenze, a tener distinte rigorosamente le discipline e a risparmiare sull’assunzione di docenti, eludendo un discorso organico sulla scuola e sui cambiamenti davvero necessari; si procede a fornire precetti e indicazioni anziché sollecitare e sperimentare reale formazione che per noi insegnanti non significa assistere all’ennesima lezione sui BES, sui DSA, magari tenute da sollecite psicologhe (come avviene nella mia scuola) le quali ci ripetono che la lezione frontale ormai ha fatto il suo tempo (che scoperta) e per convincerci ci sottopongono a interminabili ore di… lezione frontale! Se vogliamo una didattica in cui i vari stili di apprendimento siano sollecitati, in cui i vari tipi di intelligenza siano coinvolti e sviluppati, dobbiamo sperimentarne in prima persona le diverse modalità. Insomma, per una didattica inclusiva dobbiamo includere noi stessi in un processo di apprendimento che includa modalità di pensiero differenti e abbatta le distinzioni tra quelli che ancora chiamiamo ambiti disciplinari diversi. A quando una riforma degna?

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5 thoughts on “La “schedatura” degli alunni richiesta dall’INVALSI

    1. Grazie per l’approvazione dei contenuti del post; ma davvero, correggendo i test invalsi, ogni volta che dovevo inserire il “profilo”, o meglio “l’etichetta” dell’alunno, mi si sollevavano migliaia di dubbi e un profondo senso di ripugnanza!

  1. Sottoscrivo in pieno tutto quello che hai scritto! Oltre tutto questo tempo che ci viene chiesto di dedicare alla burocrazia, alla compilazione di moduli, è tutto tempo tolto ad altre attività che sarebbero sicuramente più proficue!

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